Commercio estero: cresce il Made in China nei mercati dello stivale Roma - La situazione si è fatta imbarazzante. ll rapporto import - export Italia - Cina è spostato tutto a favore del Paese asiatico. Una situazione questa che ha allarmato non poco le organizzazioni agricole, in particolare Coldiretti a seguito anche della divulgazione odierna del report Istat sul commercio estero. “Le importazioni in Italia di prodotti agroalimentari dalla Cina superano - ha segnalato infatti Coldiretti - di quasi sette volte in valore le esportazioni Made in Italy nel paese asiatico, che non rinuncia però a misure protezionistiche come dimostra il fatto che sono stati bloccati i primi prosciutti italiani sbarcati in Cina, nonostante il via libera formale all’importazione di prosciutti tricolore concesso dalle Autorità orientali già nel luglio 2007”. L'associazione di categoria - ha poi sottolineato - che nell’agroalimentare è cresciuto del 20 per cento il deficit commerciale con la Cina che ha raggiunto valori insostenibili con le importazioni che superano del 580 per cento in valore le esportazioni, sulla base dei dati Istat relativi ai primi dieci mesi del 2007 . Centinaia di prosciutti italiani destinati ad arricchire le tavole dei ristoratori nel paese asiatico - ha continuato l'organizzazione - sono stati bloccati alle dogane con pretestuose motivazioni amministrative nonostante le prime negoziazioni commerciali per superare gli ostacoli burocratici all’arrivo nel piatto dei consumatori cinesi di uno dei prodotti piu’ rappresentativi del Made in Italy alimentare risalgano al 2003 e sembravano aver avuto una svolta positiva nell’estate del 2007 con un accordo tra Italia e Cina. Secondo le stime degli operatori il mercato cinese potrebbe assorbire nell’immediato prosciutti italiani per un valore attorno ai 20 - 30 milioni di Euro destinati però a moltiplicarsi su livelli estremamente elevati di fatturato, ma lo stop ingiustificato dei prosciutti italiani alle frontiere - ha incalzato Coldiretti - raffredda gli entusiasmi generati dai ripetuti annunci dei viaggi diplomatici ed evidenzia la necessità di rivedere i rapporti commerciali tra i due Paesi. Le difficoltà di esportazione nel paese asiatico riguardano infatti anche altri importanti prodotti italiani come l’ortofrutta fresca, in particolare mele e kiwi, ostacolati dal mancato superamento degli ostacoli di carattere burocratico, sanitario ed amministrativo, che hanno sino ad ora impedito le spedizioni. Un paradosso, nonostante le molteplici missioni effettuate, se si considera - hanno concluso - che la Cina esporta quantità sempre crescenti di prodotti ortofrutticoli verso l'Unione europea e l'Italia (mele, aglio, concentrato di pomodoro, castagne, funghi, legumi, semilavorati di ortofrutta). Il risultato è un pesante deficit commerciale negli scambi tra Italia e Cina nell’agroalimentare, con la forbice tra il valore delle importazioni e quello delle esportazioni che si è ulteriormente allargata, in aggiunta al rischio delle contraffazioni che giungono dal Paese asiatico e riguardano anche i prodotti alimentari come fagioli e aglio che arrivati in Italia vengono spacciati come prodotti tipici nostrani: dal fagiolo di Lamon all’aglio bianco del Polesine”
19 / 02 / 2008
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