Puntare tutto sull'export. E' la scommessa di Federalimentare Roma - Un bilancio dolceamaro per l'alimentare italiano. Cala la produzione (-0,6%) ma cresce l'export (+8%). Ma il vero nodo è l'analisi sull'aumento demografico che fa proiettare le strategie di mercato sempre più verso l'export. La domanda interna - segnala infatti il bilancio 2007 dell'industria alimentare presentato questa mattina a Milano dal presidente di Federalimentare, Giandomenico Auricchio, e dal ministro delle Politiche agricole, alimetari e forestali, Paolo De Castro - si contrae sotto il peso della scure demografica (popolazione che non aumenta in termini numerici e progressivamente invecchia) e l'industria alimentare italiana risponde con un calo di produzione. Se il dato non appare - si precisa ancora - di per se' cosi' sconfortante, va certamente valutato tenendo conto che il 2006 era stato chiuso col segno positivo (+0,8) e da una performance decisamente deludente dell'industria in generale (-0,2%). Quel che e'certo - fanno sapere da Federalimentare - e' che se anche l'intero agroalimentare promette bene è fuori del bacino nazionale che si annidano le speranze e gli sforzi industriali. L'export rilancia rilancia il settore facendo registrare un +8% con esportazioni intorno ai 18 miliardi di euro e con un'incidenza sul fatturato di settore al 16% (media europea al 18%). La parte del leone l'hanno fatta la birra e l'alimentazione animale (rispettivamente +44,9% e +29,4%), bene sono andati anche caffe' (+16,7), il lattiero-caseario (+ 15,9) e riso (+ 13,6), ma altrettanto positivamente vanno valutate le performance di quei prodotti soggetti a margini inferiori di ulteriore espansione (perche' gia' export-oriented) che eppure sono cresciuti. E' il caso di pasta (+11,6), trasformazione di frutta (+13,6) e di ortaggi (+12,1), le acque minerali e gassose (+10) e il dolciario (+7,5). E' stato poi - si sootolinea - proprio il ministro De Castro a far notare che in quest'aumento dell'export si incardina l'altrettanto forte miglioramento (+23%) del reddito agricolo. Del resto, a livello di spesa pro capite, in Europa per il Made in Italy da cucina si spendono - continua una nota - 40 euro, 15-20 nei nuovi Paesi dell'Unione europea e 3 in Giappone. Gli alimenti viaggiano soprattutto verso la Germania (che ha una quota pari al 17,8% dell'intero export alimentare di settore), seguita dagli Stati Uniti che, malgrado la svalutazione del dollaro, dai segni negativi fra il -5 e il -10% di inizio anno sono risaliti su trend quasi stazionari, con un calo limitato al -1,5%. Vicevarsa, dentro i confini suona altra musica e sul fronte dei canali di vendita alimentare tiene meglio il settore della grande distribuzione, con un incremento valutario 2007 dell'1%, contro lo 0,3% delle piccole superfici, mentre a livello di macroaree geografiche tiene un po' meglio il Nord-Ovest (+2%) mentre la situazione si fa piu' critica al Centro (-0,2%). Per i prezzi i numeri invece confermano quella che ormai e' cronaca: l'accelerazione del secondo semestre 2007 ha sfondato talvolta il tasso di inflazione facendo registrare un +4,1% al confronto dei prezzi al consumo tra dicembre 2006 e 2007. Giandomenico Auricchio ha tenuto pero' a precisare che "al di la' delle varie polemiche, il peso dell'alimentare sul paniere della spesa degli italiani rimane comunque minoritario e non supera il 17% anche dopo gli aumenti attuali". Il ministro, dal canto suo, si e' allineato nell'analisi che vuole all'estero lo sbocco prossimo futuro su cui investire e ha spiegato come si siano voluti costruire "percorsi condivisi per aiutare le imprese ad essere piu' competitive". Lo strumento induividuato e' ovviamente la legge Finanziaria e De Castro ha ricordato come l'ultima abbia previsto agevolazioni per l'acquisizione d'impresa e la deduzione fiscale dei costi dei marchi d'impresa
03 / 03 / 2008 diventa amico di questo sito su Facebook conoscerai gli autori del network e gli altri lettori
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