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Agroalimentarenews - di Gianluca Pacella
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Alimentare: sequestrati 700 milioni al "Re" dei supermercati siciliani

Roma - Era noto come il "Re" dei supermercati in Sicilia. In queste ultime ore la Direzione investigativa antimafia ha sequestrato beni mobili e immobili per 700 milioni di euro riconducibili o intestati all'imprenditore Giuseppe Grigoli. L'uomo è ritenuto un prestanome del boss trapanese Matteo Messina Denaro. Il provvedimento e' stato firmato dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani su proposta del direttore centrale della Dia, il generale Antonio Girone. L'operazione ha fatto luce su movimentazioni finanziarie delle societa' del gruppo, la "6GDO" e la "Grigoli Distribuzione", nonche' di altre numerose societa' satelliti della grande distribuzione alimentare con la gestione esclusiva nella Sicilia Occidentale di supermercati a marchio Despar. Grigoli, 60 anni, era stato arrestato a Castelvetrano (Trapani) il 20 dicembre scorso per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'operazione "Mida", con il contestuale sequestro di beni per 200 milioni. Il successivo 31 gennaio erano stati messi i sigilli a un patrimonio di 300 milioni. L'ex re dei supermercati in Sicilia occidentale attraverso la holding "Gruppo 6 G.D.O. srl" riforniva e controllava 60 esercizi commerciali in Sicilia, per la maggior parte supermercati della catena Despar, marchio di cui aveva la gestione in esclusiva per tutti i Comuni delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento. L'indagine prese spunto dai 'pizzini' sequestrati al capomafia Bernardo Provenzano al momento del suo arresto l'11 aprile 2007 a Corleone. In particolare, l'operazione che porto' il marchio Despar a espandersi in provincia di Agrigento nacque da un accordo tra Messina Denaro e il rappresentante provinciale di Cosa nostra agrigentina, Salvatore Fragapane. Riscontri in tal senso sono venuti recentemente dal collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, che all'epoca, tra la fine degli anni '90 e il 2003, era il reggente del mandamento di Sciacca. Le dichiarazioni di Di Gati ricalcano il contenuto di un pizzino inviato a Provenzano da Messina Denaro il primo ottobre 2003, facendo emergere il ruolo di Grigoli come braccio economico di Messina Denaro. In quanto tale, i suoi supermercati erano esenti dal pizzo perche', come ha affermato Di Gati, "Grigoli e Messina Denaro erano la stessa cosa". Ma lo sbarco del boss trapanese in provincia di Agrigento non era visto bene dal nuovo capo agrigentino, Giuseppe Falsone, succeduto a Fragapane al vertice delle cosche. Falsone, sempre a mezzo di pizzini si lagnava che Grigoli, non essendo affiliato a Cosa Nostra, fosse esonerato dal pagamento delle estorsioni. Messina Denaro investi' del caso Bernardo Provenzano, e gli indico' come tramite per eventuali comunicazioni urgenti, il cognato Filippo Guttadauro designato nei 'pizzini' come "numero 121" e indicato come "al corrente di tutta questa faccenda". La mediazione del patriarca corleonese ando' a buon fine e Falsone riconobbe espressamente che l'interesse di Messina Denaro nelle vicende riguardanti Grigoli era un interesse "mafioso" e si sottomise alle decisioni di Provenzano "in comune accordo con l'amico di TP", essendo "tranquillo che gli interessi della nostra societa' saranno garantiti". Provenzano nei suoi messaggi attestava che nei supermercati Despar era interessato non solo Messina Denaro, ma tutta l'organizzazione mafiosa e invitava Falsone a comportarsi di conseguenza, senza pretendere di imporre il pizzo. I dettagli dell'ultima operazione saranno illustrati alle 11, al palazzo di giustizia di Palermo, dal direttore centrale della Dia Antonio Girone e dal procuratore Francesco Messineo

18 / 11 / 2008

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