Assocarni: calano bovini e produzione Roma - Il patrimonio di capi bovini e bufalini in Italia sta andando incontro a un lento ma continuo declino, e ha raggiunto nel 2007 i 6,4 milioni di capi, in flessione dell'1,11% rispetto all'anno precedente. Il problema non è solo italiano: dall'inizio degli anni '90, la produzione dell'Unione europea ha registrato una progressiva flessione, dai circa 9,25 milioni di tonnellate toccati nel 1992, ai meno di 7,5 milioni del 2004, crescendo di circa mezzo milione di tonnellate l'anno successivo solo grazie all'ingresso dei 10 nuovi Stati membri. Oggi il fabbisogno per il consumo supera la produzione annuale di oltre 700mila tonnellate. A lanciare l'allarme è stata Assocarni, nel corso di un convegno questa mattina a Roma sul tema dell'approvvigionamento di carne bovina in Europa al quale ha preso parte anche la commissaria europea alla Politica agricola Marianne Fischer Boel. Dal 1995 a oggi le esportazioni europee sono andare incontro a una progressiva flessione (dagli 1,26 milioni di tonnellate del 1995 fino alle 247mila tonnellate del 2007), mentre le importazioni hanno seguito un percorso opposto, anche se meno marcato, dalle 452mila tonnellate del 1995 alle quasi 549mila del 2007. Secondo Assocarni le previsioni più ottimistiche, cioè quelle che non tengono conto degli effetti del significativo incremento in atto per i costi di produzione figurano una produzione in costante calo, a fronte di un leggero aumento del consumo. Nel 2013 il deficit sul fabbisogno europeo dovrebbe raggiungere l'8%, con una flessione, rispetto ai livelli attuali, di 2 milioni di capi bovini. La priorità delle politiche pubbliche nel settore, in particolare di quella europea, deve essere perciò secondo Assocarni orientata all'aumento della produzione. "Se si produce di più ce n'è per tutti", ha sintetizzato il presidente dell'organizzazione Luigi Cremonini, sottolineando che a questo scopo occorre eliminare il set aside (la periodica messa a riposo obbligatoria dei terreni) in modo da incrementare la produzione di mangimi e far calare i prezzi; aumentare le quote latte accordate all'Italia per colmare la differenza con il fabbisogno nazionale (attualmente coperto solo al 58%); servirebbe poi, secondo l'associazione, la sospensione della regionalizzazione degli aiuti per il settore (cioè il passaggio ad aiuti erogati a prescindere dal tipo di produzione e di area geografica), una ipotesi che "rischia di penalizzare fortemente soprattutto quei settori e produttori che hanno fatto maggiori investimenti contando sul sostegno previsto". Assocarni è critica poi verso la scelta di sottrarre risorse agli aiuti diretti alle aziende in favore delle misure per lo sviluppo rurale (cosiddetta modulazione), basata "sull'inaccettabile ed errato pregiudizio del 'piccolo è bello'" e verso il disaccoppiamento (lo sganciamento da un criterio che lega le erogazioni esclusivamente alle quantità prodotte), che rischia di provocare "veri e propri smantellamenti produttivi".
27 / 06 / 2008 Commenta la notizia nel Forum
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