Francia, l'86% mangia carne ovina Roma - L'86% dei cittadini francesi mangia carne ovina e, nel 47% dei casi, più di una volta al mese. Tuttavia il 12% dei consumatori regolari prevede di ridurne il consumo. Lo rivela il Barometro del consumo della carne ovina, realizzato dall'Istituto Ifop. I risultati, presentati alla Conferenza europea di Limoges sul futuro della filiera ovina, venerdi scorso, sono stati diffusi oggi dal ministero dell'Agricoltura francese. Secondo l'indagine, i consumatori francesi vorrebbero mangiare carne di origine ovina in modo diverso: sottoforma di bistecca (67%) o di hamburger di agnello (28%), preparazioni che sono ancora rare sul mercato. Oppure, prosegue la nota, sarebbe apprezzata anche una maggiore presenza di carne ovina nelle mense o al ristorante (55% dei casi). L'inchiesta sottolinea anche l'importanza che ha l'indicazione d'origine per l'85% delle persone intervistate con una preferenza per l'origine regionale nel 49% dei casi. Secondo l'Ifop i Francesi sono molto attenti all'avvenire della filiera che riscuote un'immagine positiva presso il 76% delle persone. La stragrande maggioranza degli intervistati esprime preoccupazione per la diminuzione degli allevamenti e auspica un mantenimento della filiera per ragioni di salvaguardia dell'ambiente, del territorio o per garantire la diversità alimentare. Pertanto, l'88% dei Francesi si è detto favorevole al sostegno alla filiera da parte del governo. In Francia, il comparto comprende 8,5 milioni di capi (110 milioni nell'Ue) con 56 razze diverse per una produzione annua di 0,13 milioni di tec (tonnellata equivalente carcassa) contro 1,1 milioni nell'Ue. Stando ai dati forniti dal ministero, il 50% della produzione avviene con marchi di qualità che, però si ritrovano solo nel 15% della produzione proposta ai consumatori. In tutto la Francia ha 7 marchi e denominazioni. Per quanto riguarda gli altri derivati della filiera ovina, la Francia è il terzo produttore europeo di lana (16.500 tonnellate) davanti all'Italia (11mila tonnellate) con una recente riconversione della filiera verso prodotti isolanti. Riconversione che rimane però un mercato di nicchia. Infine, quanto alla produzione di cuoio e pelli, il documento del ministero riporta la cifra di 18.200 tonnellate nel 2007 con un aumento notevole dell'export verso la Cina (+187%) su un aumento totale di +22% rispetto al 2006 e un calo delle importazioni del 16%. Il saldo della bilancia per il ramo cuoio e pelli è di 2,2 milioni di unità. "Ma sul mercato francese - riconosce il ministero - la situazione è più drammatica con un calo dei prezzi del 34% che rende l'attività a malapena redditizia". Nel presentare il dossier sulla filiera, il ministro francese, Michel Barnier, ha ricordato il ruolo della conferenza europea della settimana scorsa come contributo a far rinascere "un settore i cui atout sono evidenti rispetto allo sviluppo sostenibile e che è stato per troppo tempo ignorato dalle politiche nazionali ed europee".
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