L'Abruzzo riparte dall'olio
Roma - L'Abruzzo, dopo il terremoto, ricomincia dall'olio. Con 200 mila quintali di olio extra vergine di oliva all’anno, la regione si colloca al quinto posto per produzione di olio di oliva in Italia. L’olivicoltura è la coltura arborea più coltivata dopo la vite. Si estende su circa 41.000 ettari e interessa oltre 60.000 aziende specializzate. L’olivo rappresenta un elemento inscindibile dal paesaggio delle colline abruzzesi dove sono a dimora numerose cultivar tipiche come il Leccino, presente un po' in tutta la regione. Si calcola che siano 25 circa le cultivar presenti sul territorio. E tra le più rappresentative: la Dritta, caratteristica della zona Vestina nella provincia di Pescara, la Toccolana tipica dei terreni tufacei della zona interna di Tocco Casauria. In provincia di Chieti, la piu' vasta per estensione colturale dell'olivo per produzione di olio, si trovano le varieta' Gentile di Chieti e Intosso. In provincia di Teramo Frantoio, Tortiglione e Carboncella. Resta la provincia dell'Aquila che con appena il 3% della produzione sviluppa nelle valli di Roveto e Peligna con la zona di Navelli, una presenza significativa di olivicoltura di nicchia e di qualità ricercata. I dati sono emersi durante il convegno su “le dop abruzzesi per l’affermazione della qualità” in corso a Tocco da Casauria (PE), in occasione di LOROLIO IV concorso degli oli extra vergine di oliva. Tre le dop già riconosciute per l’olio di oliva in Abruzzo. Aprutino Pescarese per la provincia di Pescara; Colline Teatine per la provincia di Chieti; Pretuziano delle Colline Teramane per la provincia di Teramo. L’86,1% dell’olivicoltura abruzzese è posizionata in collina, il 14,6%in montagna, mentre solo il 4.1% in pianura. La coltura dell’olivo trova la sua massima concentrazione in collina, ed è presente fino alle aree pedemontane del Gran Sasso e della Maiella ad altitudini fino a 600-700 metri sul livello del mare. “Sono queste caratteristiche del territorio a rendere unico e irripetibile l’olio extra vergine di oliva DOP abruzzese. Ha riferito Silvano Ferri presidente di Federdop e del consorzio Dop Aprutino Pescarese. “Siamo di fronte ad un consumatore più evoluto e più esigente – ha aggiunto – che è disponibile a pagare di più pur di ottenere prodotti che garantiscano un’origine certa e non un etichetta di fantasia”. Secondo le stime elaborate dall’osservatorio economico di Unaprol il giro di affari, alla produzione del segmento delle DOP potrebbe raggiungere i 250 milioni di euro alla fine della campagna 2010-2011 con circa 16 milioni di bottiglie prodotto certificato a disposizione di un mercato di consumatori ed i ristoratori più evoluto ed esigente in Italia e all'estero. "Il volume delle esportazioni di questo segmento di prodotto - ha affermato Ferri - e' in continua crescita ed interessa per il 61% i mercati extra UE e per il 39% il mercato comunitario”. Le notevoli potenzialita' delle Dop vanno ben al di là dei numeri che il settore riesce ad esprimere, ma si deve investire sulla formazione degli operatori del settore e sull’informazione dei consumatori per rinforzare l’anello debole della filiera. “Più informazione si riuscirà a trasferire al consumatore mondiale sul valore delle DOP e la ricchezza dei loro territori, ha concluso Silvano Ferri, maggiore sarà l’effetto traino che si svilupperà in positivo sui consumi anche di altri prodotti 100% made in Italy in tutto il mondo”. 30 / 05 / 2009
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