Mais: il rischio è il forte incremento del prezzo entro il 2013 Roma - Il futuro non si prospetta roseo per il mais non geneticamente modificato. Nomisma pronostica per la produzione un crollo di disponibilità e un forte aumento del prezzo entro il 2013. Dallo studio 'Ogm ed approvvigionamento di mais nel medio periodo: criticità ed opportunità del caso italiano', elaborato da Nomisma e presentato in Confagricoltura, emerge infatti che di qui al 2013 "i margini di manovra affinché l'Italia possa continuare a perseguire un'opzione non Ogm diventeranno sempre più limitati, se si considera che il mais non geneticamente modificato disponibile sui mercati internazionali, si potrebbe ridurre dagli oltre 43 milioni di tonnellate attuali, a un volume compreso tra i 13 e i 26 milioni". In pratica il mais non geneticamente modificato – secondo i ricercatori di Nomisma - subirà un calo tra il 40 e il 70%, con il prezzo destinato ad aumentare "ben oltre il 4% di differenziale attuale, con un aggravio dei costi di approvvigionamento a cascata sulla filiera". In special modo stando al lo studio, in Italia la domanda di mais cresce e crescono, di conseguenza, anche le importazioni (+1,1 milioni di tonnellate tra il 2001 e il 2006). Sui mercati mondiali la forte richiesta di mais destinato a biomassa ha poi spinto le quotazioni che hanno oltrepassato i 180 dollari a tonnellata. In prospettiva le dinamiche del mercato italiano del mais potrebbero subire sostanziali modifiche a causa di una serie di fattori. Tra questi un aumento degli utilizzi non alimentari del mais per la produzione di bioetanolo che potrebbe assorbire 1,8 milioni di tonnellate/anno, di biopolimeri (700.000 tonnellate/anno) e biogas (900.000 tonnellate/anno). Tali impieghi creeranno una domanda addizionale di circa 3,4 milioni di tonnellate, non colmabile con l'aumento delle superfici coltivabili. Sarà quindi necessario ricorrere a un forte incremento delle importazioni (probabilmente più del triplo degli attuali volumi) per colmare il gap tra offerta e domanda. Ma tale stima, segnala Nomisma, potrebbe subire un ulteriore aggravio qualora la normativa europea sulle micotossine renda inutilizzabile una quota rilevante di mais tradizionale prodotto in Italia. La normativa europea – si precisa - sulle micotossine prevede infatti limiti stringenti riguardo alla presenza di micotossine nel mais e negli altri cereali a fini alimentari. Questi vincoli anche se non si applicano attualmente all'alimentazione animale, non si può escludere – si spiega nel particolare - il varo di norme più stringenti anche per la zootecnia con effetti negativi su tutta la filiera. Nel medio periodo le superfici coltivate a mais nel mondo sono destinate a crescere (+7,3%), così come la produzione mondiale (+19%). In questo contesto si prevede – concludono gli analisti di settore - un'ulteriore crescita delle esportazioni da Usa, Argentina e Brasile, Paesi che, nel caso dei primi due, già oggi vedono la quota di mais geneticamente modificato superiore a quello tradizionale. Al contrario, uno dei principali esportatori attuali, la Cina, diventerà un importatore netto, contribuendo ad aumentare la pressione sulla domanda mondiale. Secondo lo studio di Nomisma, il commercio mondiale di mais vedrà quindi nei prossimi anni una quota crescente di prodotto geneticamente modificato, che potrebbe giungere fino all'86% del totale, a fronte del 49% stimato nel 2006.
26 / 01 / 2008
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