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Agroalimentarenews - di Gianluca Pacella
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Mucca pazza, nuovo caso dopo due anni

Roma - Dopo due anni, il virus della Mucca pazza fa la sua ricomparsa in Lombardia. A identificarlo è stato il Centro di Referenza nazionale della Bse dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino.L'animale, un bovino di razza frisona di 13 anni, proveniente da un'azienda lattifera di medie dimensioni della Lombardia, è risultato positivo al tipo classico di Bse, il genere più diffuso del virus e originato dall'utilizzo di mangimi contaminati da farine di carne ed ossa. Il numero complessivo di casi riscontrati dal sistema di sorveglianza italiano ad oggi è di 142 casi. Quest'anno sono stati effettuati 480 mila test in tutta Italia che si aggiungono ai quasi 5 milioni eseguiti dal 2001 al 2007. ''Abbiamo in mano una certificazione ufficiale - ha detto Maria Caramelli, responsabile del Centro - dalla quale risulta che l'Italia ha sotto controllo l'andamento della malattia e tale risultato dà al nostro Paese la possibilità di avere scambi commerciali con tutti gli altri Stati membri di pari rischio sanitario''. Sulla videnda non sembra essere troppo preoccupata Coldiretti. Si tratta - dice Coldiretti - di un caso perfettamente in media con il trend di drastica riduzione del fenomeno della Bse che vede l’allevamento italiano tra i piu’ sicuri in Europa con soli due casi rilevati nel 2007 su un totale di 174 a livello comunitario, di cui 65 in Gran Bretagna e 40 in Spagna. Inoltre la Coldiretti sottolinea che la carne italiana è sicura grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto nel 2001 che ha consentito di individuare anche questo caso limite che rappresenta una eredità del lontano passato. Si tratta infatti di un bovino di razza frisona di addirittura 13 anni, trovato positivo dal Centro di Referenza nazionale della Bse dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino. La drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa dimostra - sottolinea la Coldiretti -. l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza Bse come il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame. Occorre evitare che inutili allarmismi si riflettano sui consumi di carne bovina i cui acquisti familiari nel 2007 hanno già fatto registrare un calo del 3,1 per cento rispetto al 2006, quando - conclude la Coldiretti - secondo i dati ismea Ac Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per famiglia acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro. Sulla stessa lunghezza d'onda la Confederazione italiana agricoltori (Cia). Bisogna evitare ''allarmismi inutili e dannosi''. Il caso di Bse accertato - spiega la Cia - presso l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino non deve, quindi, suscitare alcuna preoccupazione per la salute pubblica perche' nel nostro Paese ''i controlli sono ferrei e funzionano''. Il bovino malato proveniente da un'azienda zootecnica della Lombardia e' da considerarsi, quindi, secondo l'associazione dei coltivatori, un caso di ''mucca pazza'' isolato e completamente circoscritto. ''E' stato subito individuato e cio' - rileva la Cia - conferma che l'azione di controlli intrapresa all'indomani dell'allarme scattato nel 2001 e' ancora molto efficace. Per questa ragione - ricorda ancora la Cia - questo caso non deve alimentare alcun timore tra i consumatori'' visto che gli stessi dati confermano che la sorveglianza della qualita' e sicurezza alimentare continua. A chiedere invece controlli a tappeto negli allevamenti è l'associazione dei consumatori Codacons. "Purtroppo - ha dichiarato il presidente del Codacons, Marco Maria Donzelli - quando l'attenzione di autorita' e media si sposta, si riducono i controlli in altri campi. Le ragioni sono molte: scarsita' di personale, scarsita' di fondi. Ecco perche' la riduzione dei casi di Bse registrati sia in Italia che in Europa, e l'innalzamento dell'eta' dei capi contaminati, dati sicuramente positivi, temiamo abbiano indotto ad una riduzione della sorveglianza e a determinare il caso di oggi" 26 / 09 / 2008

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