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Agroalimentarenews - di Gianluca Pacella
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Nati in Italia i primi vitelli giapponesi Wagyu

Roma - Sono nati in Italia i primi esemplari di vitelli Wagyu, o “manzo di Kobe ”. La razza è allevata da oltre mille anni in Giappone dove la carne era riservata a nobili e samurai e che oggi è tra le più care e costose al mondo con bistecche vendute fino a cento euro al chilo. Ad annunciarlo è la Coldiretti che a Lodi ha sostenuto il progetto con il Consorzio Qualità carne bovina, la Camera di Commercio di Milano e Fausto Cremonesi, docente di Patologia della riproduzione della Facoltà di Veterinaria dell'Università di Milano. I primi tre vitellini sono nati con la collaborazione dell'Università e saranno destinati alla riproduzione per consentire la realizzazione di questa carne pregiata su più vasta scala. Il loro allevamento in Italia - riferisce la Coldiretti - sarà fatto con le stesse regole seguite in Giappone dove storicamente bevevano birra e venivano massaggiati con guanti di crine di cavallo. I vitelli della razza Kuroge Wagyu, mai allevata fino ad ora in Italia, è caratteristica della zona di Kobe che assicura da secoli la carne per i banchetti imperiali in Giappone. E' una carne prelibatissima e particolarmente adatta anche a chi ha problemi di colesterolo per l'alto contenuto di benefici grassi insaturi. Ancora oggi i capi di Wagyu - continua la Coldiretti - vengono allevati fino al peso di 600 chili, integrandone l'alimentazione con birra e derivati della lavorazione della birra mentre per garantirne il benessere e la corretta distribuzione del grasso, gli animali vengono massaggiati ogni giorno. Si tratta, come è facile comprendere - sostiene la Coldiretti - di una produzione di nicchia destinata a un certo tipo di mercato, ma che ben rappresenta la capacità di innovazione delle imprese agricole italiane. In Italia - conclude la Coldiretti - si producono ogni anno, più di un milione e 100 mila tonnellate di carne bovina, di cui oltre 415 mila servono per gli acquisti domestici (in media circa 28 chili all'anno per famiglia) pari a un valore di 3 miliardi e 644 milioni di euro

24 / 01 / 2008


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