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Agroalimentarenews - di Gianluca Pacella
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Occupazione, produzione e valore aggiunto in calo. L'Italia agricola è in panne

Roma - I conti per l’agricoltura italiana non tornano. Per la Confederazione italiana agricoltori (Cia) il 2007 è un anno da dimenticare per il settore. La produzione - ha segnalato infatti l’organizzazione agricola - registra una diminuzione dello 0,5 per cento, il valore aggiunto una flessione dello 0,6 per cento, i redditi degli agricoltori un taglio dello 0,9 per cento, mentre i costi di produzione salgono fino al 6,1 per cento. I prezzi all’origine subiscono, invece, forti e repentine oscillazioni che creano evidenti squilibri, anche se si ha un aumento in media tra il 5 e l’8 per cento che è, comunque, nettamente inferiore al trend al rialzo dei listini al dettaglio dei prodotti alimentari, in particolare quelli di alcuni generi di prima necessità come pane, pasta e latte. Gli investimenti, dal canto loro, mettono – ha continuato l’associazione di categoria - a segno una lieve risalita dello 0,6 per cento. Restano, al contrario, in flessione i consumi agroalimentari (meno 1,9-2 per cento), proprio a causa dei vertiginosi e ingiustificati rincari. In picchiata anche l’occupazione con un meno 4,2 per cento che si contrappone alla crescita del 3,6 per cento del 2006. Anche sul fronte dei prezzi la situazione non è certo migliore. La crescita di quest’anno, dovuta soprattutto agli aumenti dei listini delle produzioni di cereali (grano in testa), viene – ha sostenuto la Cia - dopo il 2006, in costante diminuzione, con punte negative che hanno superato il 7-8 per cento. A lievitare, invece, sono stati i costi produttivi. Il "boom" dei prezzi dei mangimi e il "caro-petrolio" hanno pesato in maniera determinante, provocando impennate vertiginose. In aumento anche gli oneri contributivi e quelli causati dagli opprimenti adempimenti burocratici. Un quadro buio che viene offuscato ancora di più dall’ulteriore calo dei redditi degli agricoltori. Una tendenza che ormai prosegue da due anni, visto che nel 2005 la diminuzione era stata pari al 10,4 per cento e nel 2006 del 3,4 per cento. E tutto ciò – ha sostenuto sempre la Cia nell’ambito della conferenza di inizio anno tenuta questa mattina - non ha permesso una decisa ripresa degli investimenti da parte delle imprese agricole, sempre alle prese con una competitività che non riesce a decollare. Male nel complesso anche l’andamento produttivo. La Cia evidenzia che il settore vegetale registra un vero e proprio crollo (meno 3,4 per cento) e conferma il calo registrato già nel 2006. In particolare, la produzione di soia e di girasole hanno avuto una forte riduzione (rispettivamente meno 20 per cento e meno 16,5 per cento), essenzialmente a causa della contrazione delle superfici; mentre per il tabacco si stima una crescita produttiva circa del 7 per cento. Nel comparto dei cereali invernali, si ha una sostanziale stabilità (più 0,8 per cento rispetto al 2006), dovuta al buon andamento del frumento duro (più 1,7 per cento) e del frumento tenero (più 1,7 per cento), che hanno compensato l’andamento negativo rilevato per l’orzo (meno 4,7 per cento).Il comparto frutta e agrumi ha subito, dal canto suo, una contrazione causata principalmente dal trend negativo di importanti produzioni (melo, pero, agrumi, kiwi). Migliore risulta, invece, l’andamento degli ortaggi e in particolare del pomodoro da industria. Per quanto riguarda invece il comparto vino, la raccolta 2007, al primato delle precocità rispetto ai normali calendari, aggiunge – hanno spiegato i tecnici dell’organizzazione - anche quello delle basse rese quantitative praticamente in tutte le regioni. Si hanno, quindi, volumi in forte calo rispetto ai livelli del 2006 (meno 12 per cento). Anche la campagna olearia 2007/2008 si preannuncia inoltre piuttosto scarsa, in flessione del 17 per cento. L’estate calda e la prolungata mancanza di precipitazioni hanno proiettato il settore oleicolo italiano verso una delle raccolte più scarse degli ultimi 10 anni. Vanno meglio le cose per il settore zootecnico. Secondo i dati Cia, il settore registra una ripresa (più 2,9 per cento) rispetto agli scorsi anni in cui la dinamica è stata sostanzialmente negativa. Un’inversione di tendenza determinata dal positivo recupero del comparto avicolo, che sembra aver superato gli effetti della forte crisi causata dalla psicosi dell’aviaria. Allo stesso tempo il comparto suino registra pesanti difficoltà e gli allevatori vedono diminuire fortemente i prezzi e crescere i costi produttivi. Risultano sostanzialmente stabili, invece, sia le carni bovine e bufaline che la produzione di latte. Il calo produttivo agricolo dello 0,9 per cento è quindi - ha concluso la Cia - determinato da una flessione del 3,4 per cento del settore vegetale e di un aumento del 2,9 per cento di quello zootecnico. 31 / 01 / 2008


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