Unaprol, saldo negativo per la campagna olearia 2006 - 2007 Roma - Per l'olio di oliva riesportato, l'indicazione della produzione in Italia vale all'estero 1,2 euro in più al chilo. Il curioso dato - emerso nell'ambito dell'Assemblea 2008 dell'Unaprol (il Consorzio Olivicolo Italiano) - è riferito all'aumento di prezzo di cui beneficiano gli oli extravergini di oliva importati in Italia e, appunto, riesportati come italiani sui mercati internazionali. Intanto però, la campagna di commercializzazione 2006/2007 - secondo i dati elaborati dall'osservatorio economico del Consorzio - si è chiusa con un saldo negativo per l'Italia pari a 211 mila tonnellate in volume e di 214 milioni di euro in valore. A fronte di un valore delle importazioni superiore al miliardo di euro, si sono realizzate esportazioni per 800 milioni di euro. Da questi dati l'appello di Massimo Gargano, Presidente di Unaprol, che spiega come "per questo motivo la filiera italiana dell'olio di oliva ha bisogno di ritrovarsi su un progetto forte di rilancio del settore e di affermazione del made in Italy proprio nell'anno di entrata in vigore del decreto sull'indicazione dell'origine obbligatoria in etichetta". Secondo i produttori, la discussione a Bruxelles sull'health check della politica agricola comune (cioè il momento di verifica intermedia sui risultati raggiunti) potrebbe rappresentare l'occasione per chiedere di destinare alcune economie di bilancio della Pac per finanziare una enveloppe nazionale che sostenga ricerca scientifica e diffusione di nuove tecnologie, ma anche rilancio degli investimenti produttivi, razionalizzazione della rete dei frantoi, concentrazione di una offerta di prodotto legata alla qualità, certificazione dell'origine e della sua tracciabilità. I produttori, tuttavia, chiedono anche più controlli sugli aspetti legati alla qualità e all'igiene. "Il traffico illegale di olio di oliva contraffatto - spiega infatti una nota dell'Unaprol - sta divenendo sempre più un affare gestito da vere e proprie organizzazioni criminali allettate dai facili guadagni. La destinazione dei prodotti alimentari contraffatti o sofisticati è generalmente estera ed è sempre più frequente imbattersi in indagini nel settore oleario dalle connotazioni transnazionali". "L'Italia è ancora un passaggio obbligato per acquisire valore - commenta Gargano - e gli oli di oliva delle diverse qualità prodotte nelle aree mediterranee hanno ancora bisogno del sistema valoriale del nostro Paese prima di finire confezionati sugli scaffali dei supermercati di tutto il mondo. Tutto questo però non può più avvenire in assenza di regole certe che danneggiano l'olio extra vergine di oliva made in Italy". Per quanto riguarda gli scambi internazionali di prodotti italiano, tra i principali mercati di sbocco, gli Stati Uniti hanno assorbito il 37% delle esportazioni, seguiti dalla Germania (11%), Francia (6%), Regno Unito (5%) e Giappone (4%). Le importazioni di olio di oliva, invece, sono pervenute dalla Spagna per oltre il 50%, Tunisia per il 22%, Grecia per il 18% e Siria per 2,3%. Il 70% delle importazioni ha interessato le tipologie extra vergine e vergine, segnando un incremento rispetto alla precedente campagna del 28%, fino a sfiorare le 400 mila tonnellate.
29 / 05 / 2008 diventa amico di questo sito su Facebook conoscerai gli autori del network e gli altri lettori
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