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Certificazioni alimentari volontarie: leva strategica per la filiera alimentare

(Redazionale) Il sistema agroalimentare opera oggi dentro una rete di scambi molto più esigente rispetto al passato. La competizione non si gioca più soltanto sul prezzo, sulla capacità produttiva o sulla distintività organolettica del prodotto.

Come ci spiega Federico Pucci di Sistemi & Consulenze, realtà che guida le aziende nel processo di certificazione volontaria, i mercati internazionali richiedono evidenze oggettive di sicurezza, conformità legislativa, affidabilità dei processi e controllo della supply chain.

In una filiera esposta a volatilità, instabilità geopolitica, e crescente attenzione pubblica verso frodi, e sostenibilità, la certificazione alimentare è diventata un linguaggio tecnico condiviso tra produttori, retailer, importatori e brand owner.

L’Italia presidia una posizione di rilievo nell’export manifatturiero e agroalimentare. Secondo ICE, l’export italiano di merci nel 2024 ha raggiunto 623,5 miliardi di euro; nello stesso arco temporale il comparto agroalimentare ha continuato a crescere fino a sfiorare, e successivamente superare, la soglia dei 70 miliardi di euro.

Si tratta di numeri che descrivono una filiera ad alto valore, fortemente dipendente dalla credibilità verso clienti esteri e distributori organizzati.

QUALI SONO LE RICHIESTE DEI MERCATI GLOBALI DEL SETTORE ALIMENTARE?

I mercati globali richiedono alle imprese una prestazione multidimensionale. Il primo asse riguarda la sicurezza alimentare in senso stretto: prevenzione dei pericoli biologici, chimici, fisici e allergenici, e radiologici.

Il secondo asse riguarda qualità, autenticità e legalità. Il mercato non accetta più una conformità limitata ai requisiti minimi interni. Richiede coerenza con specifiche tecniche definite tra le parti e accuratezza dell’etichettatura.

Il terzo asse coincide con la performance contrattuale e organizzativa. GDO, retail, importatori e brand owner pretendono il rispetto di quanto definito contrattualmente.

Un quarto asse, oggi sempre più presente nelle vendor approval e nei capitolati, riguarda la sostenibilità in senso esteso.

STRUMENTI DI CERTIFICAZIONE ALIMENTARE

Tra gli schemi di certificazione più richiesti a livello internazionale compaiono:

  • Il BRCGS Food è uno standard rivolto ai siti di trasformazione e confezionamento alimentare. È largamente riconosciuto nei rapporti con retailer di stampo anglosassone, private label e operatori a livello globale.

  • L’IFS Food come il precedente, è molto diffuso nel mercato europeo continentale.

  • Il FSSC 22000 deriva da una struttura di sistema fondata su ISO 22000, programmi prerequisito settoriali e requisiti addizionali di schema.

  • Il GLOBALG.A.P., integra fattori di sicurezza alimentare, qualità ai pilastri per la sostenibilità.

I vantaggi generali di queste attestazioni possono essere riassunti: maggiore spendibilità commerciale, velocizzazione dei processi di qualifica, miglioramento dei processi di rischio, facilitazione nell’accesso a nuovi mercati e migliore difesa reputazionale in caso di contestazioni.

QUALI SONO GLI STEP PER OTTENERE UNA CERTIFICAZIONE VOLONTARIA

Il primo passaggio consiste nel disporre di personale competente rispetto allo standard da implementare, oppure nel ricorrere a un consulente esterno con esperienza specifica di settore, processo e schema.

Segue la gap analysis. Analisi comparativa tra requisiti dello standard e assetto reale del sito: documentazione, prerequisiti, piani HACCP/HARPC, audit, riesami.

Il terzo step è la definizione del programma di implementazione. Qui si trasformano i requisiti richiesti dagli standard in attività.

Segue la formazione delle risorse, che non può ridursi a un adempimento generico. Ogni funzione deve comprendere il proprio punto di impatto sul rischio.

Il quinto passaggio coincide con l’audit interno. Serve a verificare se il sistema regge prima dell’ente terzo. Un audit interno efficace non cerca conferme rassicuranti; cerca scostamenti, evidenze deboli, lacune gestionali, incoerenze tra procedura e pratica.

A seguire, il riesame della direzione deve validare la maturità del sistema, valutare prestazioni, indicatori, reclami, audit, obiettivi, risorse, modifiche impiantistiche, rischi emergenti e adeguatezza della politica.

L’ultimo step è l’audit di certificazione da parte di un organismo accreditato per lo schema. Il certificato viene emesso a valle dell’audit e della chiusura delle eventuali non conformità secondo le regole previste dallo standard. Il protocollo prevede che nel ciclo triennale vi sia anche un audit in modalità non annunciata.

PERCHE' INFLUENZA MERCATO, ACCESSO AI CLIENTI E REPUTAZIONE AZIENDALE

La certificazione alimentare è spesso percepita dagli imprenditori come uno schema “richiesto dalla GDO”. La definizione è riduttiva. In realtà si tratta di una credenziale di affidabilità industriale riconosciuta da un numero molto ampio di buyer, retailer, private label operator e brand owner. La sua forza deriva da tre fattori: riconoscimento internazionale, profondità tecnica dei requisiti, forte leggibilità commerciale del risultato.

Sul piano commerciale, possedere la certificazione significa parlare la lingua degli uffici acquisti e dei quality manager internazionali. In molte filiere la certificazione non garantisce da sola il contratto, ma l’assenza può precludere l’accesso alla gara, alla qualifica o alla fase finale di onboarding. È una soglia di ingresso che riduce l’asimmetria informativa tra fornitore e cliente.

Sul piano reputazionale, consente di dimostrare che l’azienda ha sottoposto il proprio sistema a una verifica indipendente, secondo criteri codificati e comparabili.

Sul piano competitivo aggiunge la visibilità del sistema degli elenchi delle aziende certificate

CONCLUSIONE

In sintesi, le certificazioni alimentari volontarie si confermano uno strumento di qualificazione aziendale che incide in modo diretto su accesso al mercato, affidabilità percepita, tenuta reputazionale e solidità dei processi interni.

L’adozione di standard riconosciuti a livello internazionale non rappresenta una scelta meramente formale, ma un investimento strutturato sulla capacità di governare rischio, conformità, requisiti del cliente e continuità operativa.

Il risultato, infatti, non dipende esclusivamente dallo schema scelto, ma dalla qualità con cui il percorso viene progettato, implementato e verificato.

Per questa ragione, affidarsi a partner competenti, con esperienza reale negli standard, conoscenza dei processi produttivi e capacità di tradurre i requisiti in soluzioni applicabili, consente di ridurre inefficienze, prevenire errori di impostazione e arrivare alla certificazione con un sistema realmente efficace.

Redazionale

in data:10/04/2026

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