Agronews
Cibo italiano, 36% dei consumatori globali disposti a pagare di più, quasi quanto per il luxury (44%)
In questi giorni Milano è invasa da visitatori stranieri che riempiono i social media di foto di cibo che più italiano non si può. Non è folklore: è economia. Come racconta “Made In Italy in the social media age”: una ricerca internazionale** commissionata da Pulse Advertising - network internazionale di social media consultancy ed influencer marketing, attivo con 125 professionisti in undici Paesi - all’istituto di ricerca Eumetra su oltre 2500 consumatori in USA, UK, Germania, Francia e Cina dimostra che il food Made in Italy ha conquistato lo stesso pricing power dei brand luxury – e in alcuni mercati li ha superati.
Il dato più clamoroso arriva dalla Cina: il 93% dei consumatori intervistati è disposto a pagare premium per i prodotti italiani (food e non), contro il 65-74% dei mercati occidentali. E Barilla – unico brand food nella top 3 dei marchi più citati come rappresentativi del Made in Italy in Cina – ha dimostrato che quando i creator mostrano origine, artigianalità e rituali quotidiani, anche la pasta diventa un prodotto premium. La lasagna o la pasta al ragù che popolano i social media in questi giorni? È marketing “involontario” del valore di miliardi.
Da Milano al mondo: quando il cibo italiano diventa contenuto virale
L’immagine che gli stranieri in visita in Italia diffondono sui propri profili sono l'emblema di come funziona oggi la percezione del cibo italiano. I social media determinano pesantemente il modo con cui i consumatori guardano al Made in Italy in tutti i mercati analizzati dala ricerca il 91% dei consumatori in Cina, il 64% negli USA, il 58% in Germania, il 58% nel Regno Unito, il 57% in Francia, affermano che i social fanno scoprire nuovi marchi, ispirano, spinghino attivamente all’acquisto di prodotto del made in Italy. E il food è il secondo settore (31%) più presente sui feed dopo il fashion(48%).
"Quello che vediamo a Milano in questi giorni – utenti che trasformano un piatto di pasta in contenuto social – è esattamente il meccanismo che genera pricing power globale per i brand food italiani", spiega Paola Nannelli, CEO Global di Pulse Advertising. "Quando l'esperienza del cibo italiano viene documentata, condivisa e amplificata, smette di essere tradizione e diventa aspirazione."
Il Made in Italy è un valore che gli intervistati associano in modo ricorrente al food:
38% dei consumatori statunitensi
32% degli inglesi
33% in Cina
La ricerca rivela che il 36% dei consumatori globali è disposto a pagare premium per prodotti alimentari italiani, con punte del 41% in Germania. Un dato che colloca il food immediatamente dopo il fashion (51% global) e alla pari – o sopra – di settori tradizionalmente luxury come gioielli (21-40%) a seconda del mercato) e automotive.
Creator come layer di fiducia: in Cina il 58% scopre il Made in Italy da loro
Il ruolo dei creator è determinante. In Cina, il 58% dei consumatori considera gli influencer più efficaci nel parlare e proporre il Made in Italy, più che i canali ufficiali dei brand (54%). La fiducia nei creator è materialmente più alta: l'83% dei consumatori cinesi dichiara di fidarsi dei consigli degli influencer (vs. 56-57% in Occidente), e il 94% afferma che i contenuti proposti dai creator influenzano le decisioni d'acquisto.