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Il copyright entra nella ristorazione. Gli chef si affidano al diritto d'autore

Complice della tendenza è sempre piu' il diffuso interesse che a partire dalla seconda meta' degli anni Ottanta e poi sull'onda degli show televisivi s'e' manifestato per il mondo dell'alta cucina

Roma- E' sempre piu' concreta la tendenza degli chef famosi e non ad affidare le proprie creazioni alla tutela del diritto d'Autore (n. 633/1941) o al copyright. A difendere con i denti e con le unghie l'originalita' delle proprie ricette evitando cosi' piratesche imitazioni e repliche, come quelle subi'te a suo tempo dal Maestro Gualtiero Marchesi con, ad esempio, uno dei suoi piatti piu' famosi - Riso, oro e zafferano -, che un suo allievo poi distaccatosi dalle cucine del Gran Maestro dei fornelli tento' con scarso successo di replicare, discostandosi un po' e sostituendo il riso Carnaroli con il Basmati. E oggi questo primo piatto e' tutelato dalla Fondazione che porta il suo nome, in base alle leggi del diritto d'Autore.

Cosi' gli studi professionali degli avvocati sono dovuti transitare o trasferirsi dalla sale d'incisione musicale o dalle redazioni delle case editrici, dagli studi di scrittori, poeti, sceneggiatori e dalle sale di produzione cinematografica alle cucine di ristoranti, grandi alberghi e trattorie per estendere la propria consulenza anche in materia gastronomica e verosimilmente allargando di gran lunga lo spettro della propria clientela. Complice il sempre piu' diffuso interesse che a partire dalla seconda meta' degli anni Ottanta e poi sull'onda degli show televisivi s'e' manifestato per il mondo dell'alta cucina, tra innovazione e arte.

Un caso e' quello della pizza al vapore di Massimiliano Alajmo, ricetta prodotta dopo ben due lustri di ricerche, prove e sperimentazioni e tutelata da un brevetto a partire dall'anno 2017. E se la cottura a vapore non e' in assoluto una novita', la peculiarita' di questa ricetta e' racchiusa tutta nel suo grado di innovazione al punto tale da esser riuscito - Alajmo con i suoi avvocati - a spuntarla nel poterla brevettare. E la' dove c'e' creativita' e valore artistico coniugati e congiunti opera la tutela del diritto d'Autore tramite l'articolo 2 e l'ausilio dei commi 4, 5 e 10.
Di primo acchito l'accostamento tra i piatti e le opere d'arte non e' per tutti cosi' immediato e pure scontato ma da quando esiste il virtuale Chef Museum - dove i piatti degli Chef sono esposti in una carrellata al pari di opere d'arte vere e proprie - la consapevolezza e il valore del contenuto nel suo contesto si e' accresciuta. In materia di copyright sulle ricette d'autore c'e' anche una recente giurisprudenza: una sentenza del Tribunale di Milano (n. 9763 del 10.07.2013) e un'altra della Corte di Cassazione (n. 18220/19) che ha letteralmente cambiato l'approccio del diritto d'Autore tra pentole e fuochi riconoscendo al creatore d'opera il suo sforzo creativo.

Tuttavia c'e' anche chi non si scompone, come lo Chef pluristellato Enrico Bartolini (8 stelle Michelin, di cui 3 al ristorante del Mudec di Milano) che recentemente si e' cosi' espresso: "Sino ad oggi non mi sono attivato in alcun modo per tutelare i piatti, ho provato a farlo sul nome e sul brand, ma con esiti negativi. Quindi ho pensato che se un piatto o una ricetta in cui noi, come team, ci sentiamo riconoscibili viene copiato, e piu un problema di chi copia che cosi facendo arricchisce la nostra comunicazione e il nostro marketing".(

in data:19/01/2020

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