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La miopia dei governi offusca il primato della qualità tricolore

Tra 107 Paesi passati sotto la lente dell’ Economist l’eccellenza italiana a tavola non conquista gli analisti e si ferma al ventiduesimo posto dell’indice mondiale per la sicurezza alimentare

Roma- Il cibo made in Italy scivola sulla sicurezza: l’eccellenza italiana a tavola non conquista gli analisti e si ferma al ventiduesimo posto dell’indice mondiale per la Sicurezza Alimentare dietro Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Tra i 107 Paesi passati sotto la lente dell’ Economist Intelligence Unit, azienda del gruppo Economist specializzata in ricerca e analisi, con la collaborazione di DuPont, l’Italia sconta infatti i suoi mali storici che rischiano di oscurare i primati della qualità, certificata da marchi ormai leggendari riconosciuti in Europa e nel mondo. La valutazione viene effettuata dai tecnici su tre categorie principali dei prodotti alimentari: accessibilità, disponibilità e qualità e sicurezza, e l’indice è il risultato di un’ analisi quantitativa e qualitativa, realizzata incrociando i dati di oltre 25 indicatori che misurano i livelli di sicurezza alimentare.

Quindi, se sulla qualità italiana a tavola i dubbi sono pochi, visto anche il primato dei riconoscimenti Dop e Igp incassati dall’Unione europea, purtroppo il Belpaese, anche in questo caso, è costretta a pagare la miopia dei governi e la cronica insufficienza degli investimenti in ricerca e innovazione cedendo il passo ai principali Paesi europei. Dando uno sguardo alla classifica, infatti, se il primo posto è a stelle e strisce, sul podio, dopo gli Usa, troviamo Norvegia, Francia e Austria, mentre la Germania è al dodicesimo posto seguita a fatica dalla Spagna, ferma al numero 19, e dal Regno Unito in ventesima posizione. Dopo l’Italia, che raggiunge il punteggio di 74.6 negli indicatori globali, si piazza la Grecia al posto numero 25.

Chiaro il commento di Luigi Coffano, Country Manager di DuPont Italia: “I punti di forza nel nostro Paese”, spiega Coffano, “sono l’accesso al sistema creditizio da parte degli agricoltori, la disponibilità di derrate, la sicurezza e l’eccellenza nella qualità, fattore in cui il consumatore italiano è diventato sempre più attento ed esigente e non a caso l’Italia rientra nei primi dieci paesi al mondo per la qualità dei prodotti alimentari. La nostra debolezza”, aggiunge, “è legata sicuramente alla mancanza di investimenti pubblici in ricerca, aggravata dalla crisi economica degli ultimi anni, che tuttora rende difficile sbloccare tale situazione”.

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Natalia Albensi

in data:20/09/2013

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